Veronesi: “il tumore si può sconfiggere”

Il giorno 8 novembre è venuto a mancare l’oncologo Umberto Veronesi, denominato Don Chisciotte della medicina che ha dedicato la sua esistenza alla ricerca e all’assistenza dei malati.
Il suo desiderio di “salvare” lo ha portato prima della laurea a diventare psichiatra e successivamente oncologo. Dopo la laurea si è sposato con Sultana, una pediatra ebrea sopravvissuta ai campi di sterminio, da cui ha avuto sei figli.
Veronesi è stato un grande uomo a favore delle grandi battaglie come la legalizzazione delle droghe leggere e il “si” all’eutanasia.
Veronesi affermava di non avere paura della morte ma di essere anche forte sostenitore di ogni lotta alla sofferenza fisica e psichica del malato.
Molte delle sue scelte sono state influenzate dalla madre, infatti ha avuto una vita professionale declinata al femminile in quanto si è specializzato nello studio dei tumori al seno.
La sua più grande rivoluzione è stata la “quadrantectomia” ovvero sconfiggere il cancro senza rinunciare al seno, creata durante il suo lavoro all’Istituto tumori di Milano dove aveva fondato l’Airc, un’ Associazione ricerca cancro che finanzia i giovani ricercatori.
Dopo che una ragazza gli chiese un intervento e tutto andò bene, disse: “Non ho dormito per dieci anni, se mi sbaglio e viene fuori che il tasso di mortalità tra le pazienti sottoposte a quadrantectomia è più alto sono un uomo finito”.
Queste sono state le ultime parole di Umberto Veronesi: “Andate avanti perché il mondo ha bisogno di scienza e ragione”.

G.GIORGI
B.PICCHI
VG