L’esercito del Selfie


Riflessioni sui “tempi moderni”

Ogni anno vengono coniate nuove parole che nascono dalle trasformazioni della società. Il 2014 è stato l’anno del termine “selfite”, con il quale s’intende il bisogno ossessivo di scattare foto a se stessi e di postarle. Si tratta di un fenomeno che riguarda gli adolescenti, ma non solo… 
Pubblicare foto sui social è un fenomeno assai diffuso in tutto il mondo, ma quando diventa per l’appunto “ossessivo“, allora si trasforma in una vera e propria dipendenza, ovvero “dipendenza dai selfie”. È paragonabile, sotto certi aspetti, ad una “droga”. Infatti, “aumentare la sicurezza in se stessi”, “migliorare l’umore”, “sentirsi adeguati al gruppo”, “ottenere l’attenzione”, sono questi i fattori che fanno ammalare di “selfite”. Alcuni ricercatori inglesi ed indiani lo hanno qualificato un vero e proprio disturbo mentale ed hanno individuato tre livelli di gravitá
Fase di rischio: chi scatta almeno tre foto al giorno ma non le pubblica sui social.
Fase acuta: chi posta almeno tre selfie al giorno.
Fase cronica: quando vi è un incontrollabile bisogno di fotografarsi e postare sui social più di sei volte al giorno. 
Il fenomeno necessita di un’ulteriore precisazione: il più delle volte questi selfie sono ritoccati con photoshop o modificati con dei filtri nell’illusorio tentativo di far apparire perfetti i soggetti rappresentati. Ma in questo modo si offusca la vera bellezza di una persona, con tutti quei difetti che comunque la rendono unica e diversa dagli altri, facendola sembrare qualcuno che in realtà non è.

PIU’ VITA AI MOMENTI E MENO CONDIVISIONE.
GIORGIA CIMMINO

 

FRANCESCA GASBARRA
Classe III F