ARTE e LITURGIA con il dott. Pietro Jura

Seminario di studi di Arte Liturgica con il dottor don Pietro Jura.

Nella mattinata di sabato 10 marzo 2018, presso la sede dell’Accademia delle Belle Arti di Ferentino, si è tenuto il secondo seminario sull’arte sacra in programma per l’anno accademico 2017-2018.
La conferenza, dal titolo “Arte e Liturgia”, è stata tenuta da don Pietro Jura, direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano, consulente dell’Ufficio Liturgico Nazionale e responsabile della Liturgia della Conferenza Episcopale del Lazio.
Hanno partecipato gli alunni della classe 4F RIM dell’ITE di Ferentino, accompagnati dalla prof.ssa Francesca Giuliani. Tra i presenti vi erano la prof.ssa Loredana Rea, docente dell’Accademia e la dott.ssa Francesca Collalti, assessore alla pubblica istruzione del Comune di Ferentino, che ha colto l’occasione per rivolgere il suo personale saluto agli studenti dell’ITE.

Il dottor Pietro Jura ha presentato la liturgia come sorgente e termine dell’arte, mettendo in risalto che l’arte è a servizio della liturgia. Attraverso di essa l’uomo dà forma al mistero di Dio che si compie nel rito. Citando il Sacrosanctum Concilium al n. 122 ha spiegato come l’arte sacra abbia relazione con l’infinita bellezza divina e abbia come unico fine quello di indirizzare le menti a Dio. Mentre nell’arte profana è l’artista che crea valori superiori, la liturgia svela valori già presenti e li rende più comprensibili. Pertanto l’arte sacra, in quanto componente costitutiva della liturgia, ha un senso piuttosto che uno scopo.
Sin dalla Preistoria l’arte tramanda la vita spirituale dell’uomo, che è attratto dal bello, in greco kalós, che ha la stessa radice del verbo kaléo ‘chiamare’ , cioè ‘chiamare al bello’. Come affermato da Giovanni Paolo II nel Motu proprio “Inde a pontificatus”: “la fede tende per sua natura ad esprimersi in forme artistiche”.
I diversi stili di arte e architetture negli edifici ecclesiastici rappresentano l’evoluzione della fede.
Da tre secoli l’idea dell’arte religiosa non è più onorare Dio, ma trasmettere piacere e arrivare alle anime lusingando: in questo modo diventa arte semplice. Si fa ricorso a surrogati, all’oleografia e ad opere di poco valore. Paolo VI nel 1964 ha chiesto perdono agli artisti per questo.
Il XIX secolo è stato privo di fiducia verso la fede ed è stata la pietà a sostituire quest’ultima. I cristiani si sono mostrati più devoti che credenti.
L’arte deve sgorgare dalla liturgia, nella chiesa deve nascere, non entrarci in un momento successivo. La chiesa, infatti, non è un museo, ma espressione artistica somma del Mistero che vi si compie.
L’arte ha una funzione mediatrice, con essa diamo lode a Dio ma è Lui che ci dà la grazia.
Gli artisti, come affermato da Paolo VI nel Discorso agli artisti del 7 maggio 1964, devono contribuire con l’arte ad avvicinare gli uomini a Dio rendendo “accessibile e comprensibile il mondo dello spirito” e nello stesso tempo conservando “la sua ineffabilità, il senso della sua trascendenza e il suo alone di mistero”.
Negli edifici sacri i luoghi, le strutture e le suppellettili sono segni del Mistero. L’arte nella liturgia usa diversi linguaggi: quello dell’iconografia e dell’iconologia che ne costituisce il contenuto, quello dell’architettura e quello della pittura e della scultura.
Nella struttura di una chiesa c’è bisogno di una costante elaborazione architettonica, simbolica o connotativa che nasce dal significato della stessa. Una delle condizioni da rispettare è l’attenzione nella scelta del materiale da utilizzare, ad esempio l’altare deve essere di un materiale duro come il marmo ed essere murato al suolo come segno eterno di Cristo, Pietra angolare.
La progettazione di una chiesa, inoltre, deve avere inizio dall’altare e non dall’esterno.
Nell’ultima parte del seminario don Pietro Jura ha illustrato i diversi programmi iconografici e decorativi: “mistagogico”, che ha lo scopo di condurre al Mistero, “catechetico”, che diventa ammonitivo mirando a creare una condotta ideale, “narrativo”, che richiede un’iniziazione da cristiano per essere capito, “celebrativo”, che tende alla sontuosità, “devozionale”, che ha finalità solo devozionali, “decorativo-ornamentale”, che è caratterizzato dal gusto dell’astratto e “inopportuno-assente”, che è determinato sia dall’eccesso di immagini e dallo sfarzo delle decorazioni che dal minimalismo.

ILARIA CELLITTI
4F